Per diventare coach necessiti di alcune competenze fondamentali: scopriamole.

Chi ambisce a diventare coach, e quindi seguire qualcuno e insegnare/trasmettere competenze specifiche, deve possedere delle caratteristiche innate, ma anche altre che possono essere imparate e sviluppate. Vedremo in questo articolo le competenze specifiche per il coaching.

“Gran parte del lavoro da coach consiste nell’essere in grado di ascoltare, una dote che non tutti hanno.” Lo sostiene Yael Bacharach del Bacharach Leadership Group in un articolo su INC.COM.

Secondo la Bacharach, il coaching è divenuto una componente essenziale della leadership sul posto di lavoro.

 

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I coach pragmatici, quelli interessati agli aspetti pratici ed esecutivi, sanno che la chiave per il successo sta nell’aumentare la capacità, le competenze e gli skill dei loro clienti. Devono rappresentare ben più di un insegnante, i coach sono supervisori, e a volte anche un po’ dei visionari. Devono essere dei partner, dei veri partner. Comprendono che il successo è strettamente legato ai risultati dei propri clienti.

 

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Ecco quali sono le caratteristiche fondamentali per diventare coach, un ottimo coach:

 

1. Saper offrire i feedback giusti

Un buon coach è colui che riesce a stare molto attento all’utilizzo dei feedback, sapendo che dei feedback scarsi o incompleti possono reprimere i propri clienti e farli sentire inadeguati. Un buon coach evita di commettere l’errore comune di utilizzare i feedback per dimostrare esperienza. Un feedback poco chiaro, arrogante o sprezzante può portare i nostri clienti a stare sulla difensiva e distruggere il senso di fiducia fondamentale nel rapporto. Quando si offrono dei feedback, bisogna assicurarsi che siano chiari, pertinenti, non valutativi, utili e positivi.

 

2. Saper ascoltare con curiosità

Ascoltare con curiosità significa essere in grado di manifestare un interesse genuino in ciò che gli altri dicono. Quando ascoltiamo con impazienza e mancanza di attenzione, oppure siamo concentrati sul prossimo argomento o pensiamo ad altre cose da fare, non solo ostacoliamo il dialogo, ma… si percepisce anche, a livello conscio oppure no, ma si percepisce. Invece siate curiosi e non parlate solo voi, e soprattutto, importantissimo, evitate di interrompere, per carità! Seguite la conversazione e non abbiate paura di mantenerla focalizzata sugli obiettivi.

 

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3. Saper ascoltare davvero e comprendere

Non basta saper proiettare i segnali non verbali necessari per dare alle persone l’impressione di prestare ascolto con curiosità: se rimarremo troppo concentrati a mostrarci interessati , probabilmente ci perderemo gran parte della conversazione. Quando cerchiamo di proiettare una sensazione di curiosità, dobbiamo cercare al contempo di assorbire e registrare ciò che viene detto. Bisogna ascoltare le parole, leggere i gesti, incamerare i pensieri, le idee e le emozioni di chi ci parla. Per farlo bisogna seguire la conversazione e mettersi nei panni di chi abbiamo di fronte.

 

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4. Saper porre le giuste domande

Fare domande sviluppa la conversazione e ci permette di avere un dialogo più proattivo. Possiamo porre delle domande per esplorare l’ambito che stiamo trattando. Le domande permetteranno anche ai nostri clienti di trovare delle risposte da sé.

Quando il cliente scopre le risposte da sé, acquisisce potere. Interrogandolo, lo convinceremo del fatto che crediamo in lui e nelle sue opinioni, nella sua conoscenza, e nel valore delle sue esperienze. Si costruisce così un rapporto di fiducia.

 

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5. Riepilogare accuratamente

Riepilogare dimostra alle persone che stiamo davvero ascoltando e conferma la comprensione delle informazioni che ci offrono. Permette inoltre alla persona di riascoltare ciò che ha appena detto e rendersene conto: si tratta davvero di ciò che intendeva dire?

È possibile farlo nei seguenti modi:

  1. Parafrasando. Ripeti ciò che hai sentito a parole tue, o con le stesse parole della persona con la quale stai dialogando.
  2. Riassumendo. Quando ascoltiamo molte informazioni, spesso sentiamo l’esigenza di riassumerle in breve. Quando si parla a volte le informazioni non ci giungono in maniera ordinata. È bene spingere i propri clienti a concentrarsi su ciò che ritengono più importante.
  3. Ponendo domande. Fare domande sviluppa la conversazione e ci permette di avere un dialogo più proattivo. Possiamo porre delle domande per esplorare l’ambito che stiamo trattando. Le domande permetteranno anche ai nostri clienti di trovare delle risposte da sé. Quando il cliente scopre le risposte da sé, acquisisce potere. Interrogandolo, lo convinceremo del fatto che crediamo in lui e nelle sue opinion, nella sua conoscenza, e nel valore delle sue esperienze. Si costruisce così un rapporto di fiducia.

 

Se ascolti, rifletti, poni domande e offri i giusti feedback, riuscirai a costruire un rapporto di fiducia con il cliente, e allora sì, sarai un brava coach!

 

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